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CLICKMUSIC.COM INTERVISTA STEF E STEVE

Click Music: Avete detto che il disco è a proposito dell'uscire dal buio e saltare nella luce. C'è stato un evento particolare della vita della band che vi ha fatto passare dai temi impregnati di droghe e alcool di Meds e degli altri lavori a “saltare nella luce”?
 
Stefan: C'è un maggior senso di speranza e di ottimismo in questo disco, ma la musica dei Placebo e i testi non saranno mai come una danza in un campo di fiori sai? Siamo sempre affascinati dal lato oscuro delle emozioni umane. Penso che con Meds abbiamo esplorato le personali sofferenze umane messe sotto il microscopio, e così è veramente dura fare un disco più dark di Meds.
Da una parte volevamo fare qualcosa di differente; questa è la nostra reazione, l'idea di questo album, qualcosa sull'accettazione del buio ma che ci permetta anche di abbracciare la luce, come si vede dal titolo del disco, Battle for the sun. Durante la lavorazione del disco precedente e il tour, i Placebo sono stati in una condizione instabile finchè non abbiamo preso una decisione importante; penso che Battle for the sun sia un po' un nuovo inizio e la celebrazione del fatto che abbiamo trovato una nuova libertà.

Click Music: Puoi spiegare cosa vuoi dire con libertà e come questo appaia nel nuovo disco?

Stefan: Beh, la situazione con il nostro precedente batterista verso la fine era che non comunicavamo più, quando ci siamo resi conto che non volevamo più scrivere nè suonare insieme ecco, abbiamo capito che questo non era più un gruppo. Era diventato come battere sull'orologio, e non è quello che volevamo. Io e Brian abbiamo fondato la band 15 anni fa, e questa volta ci siamo detti “abbiamo bisogno di prendere la decisione giusta". Abbiamo preso decisioni dure e noi due abbiamo continuato a scrivere insieme come avevamo fatto in passato. Abbiamo sentito che c'era ancora passione in quello che facevamo, e anche se abbiamo passato brutti momenti non era il caso di uccidere i Placebo, era solo il caso di trovare il rimedio giusto. Così abbiamo trovato questo piccolo ragazzo biondo. [Stefan ride e dà un'occhiata a Steve che lo guarda a sua volta, divertito].

Click Music: Hai detto che questo album ha un un'unità di base, così dall'apertura di Kitty litter fino a Kings of medicine in che modo pensi che l'ascoltatore sia in grado di identificare cosa stai narrando?

Stefan: Suona piuttosto vago, perchè penso sia più la descrizione di che tipo di band siano i Placebo adesso, dove c'è un futuro molto più luminoso. L'idea è che, anche se non sarà facile, puoi costruirti una vita migliore ed essere più felice se ci provi. E' questo quello che passa attraverso le canzoni; non è mai stato pensato come un concept album, è solo che durante il processo di registrazione e scrittura, le vicessitudini delle nostre vite si sono fuse con le canzoni e hanno creato questa unità tematica.

Click Music: Usate molti strumenti diversi nel disco, inclusi sassofoni e trombe; pensate che l'utilizzo di questi strumenti sia servito a mostrare l’idea positiva di questo album in qualche traccia in particolare?

Steve: Penso in Battle for the sun ma anche in Kings of medicine, per via dei corni. Gli ha dato un tono allegro alla All you need is love dei Beatles. E' eseguita molto bene. Non sono né troppi né troppo pochi. Così, c'è un giusto utilizzo dei corni e c'è anche un assolo di tromba e flauto.

Stefan: Brian è molto orgoglioso di questa canzone [ridono entrambi] perchè pensa che spaventerà tutti i goths. Questo è l'attuale motto di Brian: “spaventiamo i Goths!”. Siamo sempre stati visti come portatori di malinconia e fortunatamente abbiamo sempre utilizzato la nostra musica per esorcizzare i nostri demoni. Penso che con questo disco ci siamo divertiti di più e che ci sia molto più colore in questo che in quelli precedenti.

Steve: C'era molta libertà creativa; penso che molto sia venuto dal lavorare con David Bottrill, non ti sei mai sentito stupido, era come se tutti i giorni potessimo provare qualunque cosa avessimo voluto nello studio, e farci un abbraccio, una risata e una sigaretta.. e allora ci saremmo seduti per scrivere qualcosa insieme.

Stefan: Non dimenticare i lattes.

Steve: Penso che tutta questa atmosfera tranquilla abbia reso ciascuno di noi più produttivo, non c'era nessuno che ti diceva “No, non voglio fare questa cosa”. Così, con tutti i piccoli rumori che avevamo, come la tastiera giocattolo [For what it's worth], era semplicemente un “Perché no, proviamolo”.

Stefan: E' stato il folle senso dell’umorismo di Brian. [ridono]

Steve: C'era libertà di provare cose come queste, che non puoi mai sapere se saranno merda; ma qualche volta questi allegri sbagli finiscono nel costruire le parti migliori di una canzone.

Click Music: David Bottril ha prodotto e Alan Moulder ha mixato il disco; quali perle di saggezza hanno apportato e come hanno beneficiato il suono della band?

Stefan: Sai, i Placebo hanno fatto 5 dischi prima di questo e siamo usciti dalle session di registrazione di questi dischi sempre piuttosto traumatizzati. Abbiamo sempre avuto un rapporto disfunzionale con i nostri produttori in passato, Dio sa perchè. Tutti i processi di registrazione sono stati dolorosi e con questo è stato l'opposto. Non so se sia perché David Bottril ha vinto una coppia di Grammys che lo hanno reso un produttore migliore, chissà. E' come ha detto Steve, tutto quello che abbiamo fatto è stato come se l'avessimo fatto perchè ne valeva la pena. Lui è molto bravo a comunicare e tirare fuori il meglio di noi. Così è stato il processo di registrazione. In due mesi abbiamo fatto 18 canzoni, che è la volta in cui ho registrato più velocemente in assoluto. Poi, abbiamo lavorato con Alan Molder, che è famoso per aver lavorato con i Nine inch nails, Smashing Pumpkins, Depeche Mode e White Lies, ed è stato un assoluto piacere. Alan fa il suono che abbiamo nella testa, cosa che può sembrare ovvia alla maggior parte delle persone, ma che è assolutamente difficile da fare, ma lui lo ha fatto sembrare molto semplice. E' stato bello, per noi è stata della serie “Perchè non abbiamo lavorato con te prima?”. E' stata la session di registrazione meno difficoltosa che abbiamo mai avuto. Finalmente dopo 6 album sembra che abbiamo fatto centro con il team di produttori e mixers.

Click Music: Quale preferite dei vostri album?

Stefan: Beh, sto per essere influenzato ovviamente. E' strano perché di recente sono stato molto ad ascoltare questo disco. Più ascolti qualcosa, più non lo ascolti oggettivamente, così per adesso è un nuovo disco. Sembra il meno torturato e il più ottimista e in definitiva il più grande.

Steve: [parlando a Stefan] Da outsider, e come qualcuno che non ha fatto parte della band per i cinque dischi precedenti, posso commentare solo questo. Quando sono entrato a far parte della band ho dovuto ovviamente studiare i dischi precedenti. Gli altri erano grandi lavori, ma questo ha portato fuori tutte le potenzialità che avete sempre avuto nei quindici anni passati. Guardandolo dal punto di vista di un esterno e lavorando con voi a questo album, anche se siete andati avanti per molto a lungo, c'era ancora del potenziale per costruire questo grandioso, brillante fottuto disco. Quando abbiamo avuto per le mani il prodotto finale è stato come un “boom”, un'esplosione. Questo è il motivo per il quale è il mio preferito, è come se aveste messo in questo tutte le potenzialità che avevate, come se aveste messo la vostra grande energia live dentro al disco. Finalmente l'avete fatto e sono veramente molto felice di esserne stato parte.

Click Music: Le cose sembrano andare avanti bene da quando Steve si è unito. Potete dirci uno dei momenti definitivi che avete passato insieme come band mentre lavoravate a questo album?

Steve: Beh, letteralmente mi hanno detto “Benvenuto in famiglia”…

Stefan: Sei ancora in prova..

Steve: Si, dobbiamo ancora fare il tour insieme, ma veramente, dalla prima volta in cui abbiamo suonato insieme, mi è balenato in testa che “questa è l’ultima band di cui farò parte”. Era il mio primo giorno, nei primi 5 minuti in cui stavamo suonando insieme, ma quando abbiamo fatto Kitty litter, l’ho sentita veramente: “Non andrò da nessun’ altra parte, e farò in modo di essere fottutamente sicuro che questo lavoro sia mio, voi ci avete già speso 15 anni, e io ve ne porterò altri 15”. Quindi, credo che la prima volta in cui abbiamo suonato insieme sia stato il momento definitivo. Questa è la band che ho cercato in tutti questi anni, ho suonato con diversi gruppi ma stavolta l’ho trovato, l’amore della mia vita. [ridono]

Click Music: Ok ragazzi, state organizzando la perfetta cena Placebo, ognuno di voi può invitare una persona – morta o viva – chi invitereste e perché?

Stefan: Io inviterei le cantanti degli Abba, Anni-Frid e Agnetha, perché entrambe avrebbero storie molto interessanti da raccontare. Vorrei convincerle a collaborare con il mio side project.

Steve: Sembrerà tipico e stereotipato, ma inviterei Keith Moon, perché a) sarebbe l’unica persona della cena con cui potrei parlare di batteria, e b) perché sarebbe brillante e divertente.

Click Music: Ci potete spiegare il significato e l’ispirazione del testo di Battle for the sun? Contro cosa state lottando in quella canzone?

Stefan: Beh, Brian è lo scrittore principale della band, quindi l’unico modo in cui potrei risponderti è con la mia interpretazione. C’è sempre del conflitto che affligge i personaggi dei testi che scrive. Credo che Battle for the sun funzioni nello stesso modo in cui Without you i’m nothing era la title-track del secondo album. Battle for the sun è una sorta di ombrello che unisce tutti i personaggi delle varie canzoni dell’album. Quando la luna è di fronte al sole, e quando la luna funge da ombrello, sei avvolto dall’oscurità, ma quando si muove c’è la luce, e tu puoi scegliere se stare nell’oscurità o nella luce. Puoi scegliere di avere una vita più felice, potrebbe non essere facile, ma bisogna rimanere speranzosi e ottimisti.

Steve: L’idea è: se ami qualcosa, vale la pena lottare per essa.

Click Music: Diteci del concetto dietro il video di For what it’s worth. Che cosa significano le etichette?

Stefan: Abbiamo lavorato con uno dei nostri registi preferiti, Howard Greenhalgh, che lavora con noi già da molto tempo. Ha fatto un sacco di cose per noi, incluso i video di Nancy Boy, Bruise Pristine e Bitter end, quindi abbiamo una relazione di lunga data, che ci ha permessi di stare più rilassati, specialmente ora che stiamo introducendo un nuovo membro al pubblico. Le etichette sono essenzialmente sul fatto che qualche volta, ciò che vedi non è la verità. Volevamo giocarci sopra. Le persone amano fotografarsi in maniera completamente opposta rispetto a ciò che veramente sono. Con il testo, Brian le descrive come persone alquanto ottimiste, ma ascoltando attentamente, “got no friends got no lover” (nessun amico, nessun amante), è come dire “merda, sei in un bunker”.

Steve: Puoi scattare una foto che ritrae due persone che stanno bene e sono felici, ma se ci metti sopra un’ etichetta, ne cambia totalmente l’intero significato. Il mio pezzo preferito è il tizio che cammina con la valigetta e l’etichetta “detonazione”. E’ brillante.

Click Music: Quando avete esordito siete stati uno schiaffo in faccia al rock britannico, e ora con Battle for the sun per voi è un nuovo inizio. C’è qualcos’altro che vorreste fare in futuro?

Stefan: Beh, credo che ogni band direbbe una bugia se dicesse di non voler essere la più grande del mondo, quindi stiamo ancora puntando alla luna. Ma siamo già a metà strada.

Steve: Ho un paio di anni per viaggiare il mondo e provare l’esperienza.

Stefan: Quando abbiamo suonato al Brixton Academy per la prima volta, è stato un “Wow”, poi abbiamo pensato di avercela fatta, eppure ci sono sempre altre cose a cui aspirare sai? Credo che io e Brian abbiamo scelto di portare avanti l’ambizione dei Placebo, anche se il nostro vecchio batterista non voleva. Vogliamo semplicemente scrivere quella canzone destinata a diventare un classico, e ancora non ci siamo riusciti.

Click Music: Stef, il tuo side-project Hotel Persona è molto diverso dai Placebo, in quanto pesantemente elettronico. Provi sensazioni diverse quando suoni o scrivi con loro? Sappiamo che Brian ha cantato in una vostra canzone.. la prossima volta porterai Steve?

Stefan: Beh, credo che Steve costerà meno di qualsiasi altro batterista.

Steve: Tesoro, lo farò gratis.

Stefan: Gli Hotel Persona sono una side-project quando non sono con i Placebo. Esploro di più il lato dell’intrattenimento nel fare musica, sai, è più elettronico e più dance, e anche più pop. Non ci sarebbe senso nel fare un altro Placebo. Voglio dire, nel primo album, avevamo Samantha Fox con noi! Credo che come musicista, non tutto ciò che scriverò andrà bene per i Placebo. Detto ciò, ogni volta che scrivo una canzone, la prima persona a cui va è Brian, e gli chiedo “Hey, te lo senti?”. E se se lo sente, allora diventa una canzone dei Placebo, in caso contrario, diventa qualcosa per gli Hotel Persona.

Click Music: Steve, da quant’è che vivi a Londra ora? E come ti trovi?

Steve: Ormai sono qui da un anno e mezzo ora, e lo amo. Ho sempre voluto vivere a Londra. Sono un ragazzo della California ma per qualche ragione ho sempre avuto un ossessione per Londra. Credo che nella mia vita passata io fossi un inglese o qualcosa del genere. Ho sempre voluto trasferirmi qui. E’ stata un po’ dura, in quanto sono centinaia di miglia. Le uniche persone che conoscevo erano i miei compagni di band, che hanno tutti passato la trentina e quindi hanno una loro vita, dunque la cosa si limitava ad un “Ci vediamo alle prove”. E’ stata una sorta di nuovo inizio, ma anche una brillante avventura che mi ha definitivamente forzato a crescere più velocemente, preparandomi alla posizione in cui ora mi trovo.

Stefan: Questo è il tipo di ragazzo che va in un pub e mezz’ora dopo ti dice “Hey Stef, vieni a conoscere i miei nuovi divertenti amici”. Lui esce e potrebbe dirti “Oh si, sono uscito l’altra notte, ho conosciuto Clive Owen e abbiamo fatto una chiacchierata”.

Click Music: In che modo sentite che i Placebo siano diventati un cerchio completo? Vi sembra che tutto somigli agli inizi?

Stefan: Beh, è come se avessimo nuovamente un futuro, cosa che nel periodo di Meds non era così certa. Ora il futuro sembra molto meno incerto.

Steve: Io sono su di giri. Seriamente, sembra la storia di ogni musicista, ma da quando ero un bambino, ho sempre saputo che questa era la cosa che volevo fare. Non sono mai andato all’Università e a malapena andavo alle superiori. Semplicemente, passavo il tempo andando ai concerti o rinchiuso in camera mia a suonare il più possibile. Studiavo sempre la musica, in tutti i modi che potevo. Ho avuto tutti questi part-time di merda solo per avere soldi per nuovi strumenti, e quindi essere arrivati fin qua è la sensazione migliore del mondo. Per il futuro sembra che le cose non possano che andare meglio da qui. Certo, ci saranno alti e bassi, ma sarà un privilegio avere quei tempi che vorresti non finissero mai.

INTERVISTA PUBBLICATA DAL SITO CLICKMUSIC.COM IL 28 APRILE 2009

TRADUZIONE A CURA DI SPLEEN E PIERROT

(14/05/09)

 

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