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LE

 

LIVE REPORT: PLACEBO LIVE @ FUTURSHOW STATION, BOLOGNA, 29 NOVEMBRE 2009

HIGHER THAN THE STARS

Per quanto Battle for the sun sia il loro album più technicolor, quando assistiamo ad un concerto dei Placebo, c’è sempre quella sensazione di bianco e nero. Di desaturato, filtri grigi, minimali, il fumo delle sigarette (che stanotte non ci sono: che il signor Molko abbia smesso di fumare?) che diventa poetica, immagine, visione, flash, sostanza, lì, sul palco del Futurshow Station di Bologna. La venue è quasi piena, e siamo stati appena deliziati da ben 40 minuti di Silversun pickups, gli Smashing pumpkins più pestati però con la voce di Mat Devine dei Kill Hannah. Siamo già tutti virati al grigio, pochi cori che urlano il solito PLA-CE-BO! prima dell’ingresso della band, lì ancora nascosta da un telone bianco, ma stavolta senza le ombre cinesi di un Bullet proof cupid, bensì col coretto buddista di Speak in tongues a fare da intro, mentre il proiettore emana eclissi solari lunari interstellari. Dura poco, l’attimo di un battere le ciglia ed un accendersi una Chesterfield light che poi verrà fatta spegnere dalla security: il telone cade, la band è al completo, lì, tutti e 6 sul palco (in aggiunta al trio: Nick Gavrilovic, Fiona Brice e lo storico Bill Lloyd, i tuttofare semi nascosti), boati di gioia tra la folla accompagnati dalle prime note di For what it’s worth, il singolo killer dell’ultimo album. Forte e indolore, mentre i maxischermi del palco regalano quel senso di tridimensionalità che urla un fottuto Game Over flashante. Con Ashtray heart il pubblico è già ai piedi della band, il coro dei Cenicero conquista tutti, detrattori o meno, seguito da un Battle for the sun che si fa perdonare l’errorino di Steve Forrest che sbaglia tempistica e si ferma per 2 secondi netti, prima di riprendere più incazzato che mai.

Dream Brother, my killer my lover, e già tutti sotto ipnosi collettiva: la band, già strasudata, è carica, diva Molko ci delizia con mossettine e strafottenza. Arriva il primo saluto. Buonasera anche a voi, e ri-benvenuti in Italia, un paese che probabilmente odiate tanto. Tantochè ci prendete per il culo con battute su Eros Ramazzotti e l’immancabile Cicciolina che funziona sempre. Come non amarvi, nonostante Mr. Molko sbagli un pezzetto di Every me, anticipando un Sucker love al posto del ritornello. Il futurshow station è nero-grigio-bluretrò-rosso, e Breath underwater è probabilmente la canzone più intensa della serata, con un Molko che azzarda urla disperate che sanno di lirismo tinto rock n’ roll, fuck a non finire più, il nostro eroe tragico è lì sul palco trafitto da fasci di luce e note distorte. Seguono versioni buddiste di Because i want you e Twenty years, il tutto senza la minima pausa, veloce quanto l’innamorarsi, veloce quanto lo stesso perderlo, l’amore. Blind spezza più cuoricini, Devil in the details con tanto di bestemmia Fucking Christ buttato lì. I Placebo non hanno mai suonato così tanto in Italia, ben 22 canzoni, tra cui il regalo Bright lights, forse l’unica canzone di tutta la serata in cui vediamo davvero lo spiraglio di luce che la band ha deciso di concedersi con Battle for the sun, con quei nuovi cori che enfatizzano ulteriormente, e che fanno intravedere un azzurro immediatamente spazzato dal furore di un susseguirsi di Ketamina e Finali amari. Finisce anche Taste in men. Le luci si ri-accendono. Forse qualcuno è riuscito a toccare Stef piazzatosi in prima fila davanti le transenne durante la canzone. E’ finito anche questo concerto, ognuno con le sue immagini in testa e nel cuore. Noi, ancora, vediamo bianco e nero. Perché siamo tutti dreamers. Con il dispiacere di non aver sentito nemmeno una canzone dell’album di debutto, ma con la gioia dell’aver visto un concerto che ha trasudato intensità in ogni suo attimo.

SCALETTA:

For what it’s worth
Ashtray heart
Battle for the sun
Soulmates
Speak in tongues
Follow the cops back home
Every you every me
Special needs
Breathe underwater
Because I want you
Twenty years
Julien
The never-ending why
Blind
Devil in the details
Meds
Song to say goodbye

Bright lights
Special K
The bitter end

Infra-red
Taste in men

LIVE REPORT A CURA DI PIERROT

(03/12/09)

 

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