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ASPETTANDO IL SOLE: ROCK SOUND INTERVISTA STEFAN OLSDAL E STEVE FORREST

Rock Sound: Prima di tutto, come state?

Stefan: Sto bene, grazie…

Steve: Tutto a posto. Tu?

Rock Sound: Bene, grazie. Steve, sei il nuovo arrivato. Sei eccitato da questa nuova vita che si prospetta per te? Sei pronto per essere, diciamo pure, una vera rockstar?

Steve: (ride) Credo di vivere la cosa come qualsiasi altra persona nella mia stessa posizione. Penso che non sia possibile prepararsi a una cosa del genere, ma credo sia invece il risultato di tanti sacrifici, ho lavorato davvero duro per arrivare a tutto questo. Per quanto riguarda lo stile di vita e la durata del tour, sono ovviamente molto eccitato. A gennaio sono venuta per la prima volta in Europa e viaggiare attraverso tutti questi paesi, incontrare tutte quelle persone e suonare in così tanti concerti è esattamente quello che ho sempre sognato di fare. È sempre stato uno dei miei obiettivi nella vita. Sono pronto a tutto, alle cose piacevoli come a quelle meno divertenti che questo tipo di vita ti offre.

Stefan: Come saprai, io e Brian abbiamo superato la trentina, sono ormai 15 anni che suoniamo in giro, quindi questa nuova energia portata dall’arrivo di Steve e la sua freschezza hanno sicuramente avuto un certo effetto su di noi.

Rock Sound: Tu e Brian vi sentite come dei fratelli maggiori?

Stefan: Sì, io sono il Grande Fratello, o suo padre, o sua sorella… Sono come una mamma (risate).

Steve: Sì, si preoccupa per me, mi dice sempre di coprirmi quando esco per non prendere freddo.

Stefan: Oppure di non andare in moto senza casco! Lo fa spesso e mi fa arrabbiare.

Rock Sound: Come vi siete conosciuti?

Stefan: Eravamo in tour negli Stati Uniti, all’epoca di “Meds”, il nostro precedente album. Avevamo una band di supporto, gli Evaline, che guardavamo spesso dal lato del palco mentre suonavano e a colpirci non era né il cantante, né il chitarrista ma soprattutto il batterista. Quella è stata la prima impressione che abbiamo avuto di Steve, ma mai avremmo pensato di suonare un giorno con lui nella stessa band. Invece, nel 2007, quando eravamo alla ricerca di un nuovo batterista, Steve lo venne a sapere e ci contattò. Sapevamo che era molto bravo e dopo varie chiacchiere al telefono, io e Brian ci siamo detti: “Questo tizio non è uno stupido, è una persona a posto”. Ci siamo frequentati, abbiamo scoperto di avere parecchie cose in comune, c’è una differenza di età tra di noi ma abbiamo gusti in comune dal punto di vista musicale. Così, nel 2008, abbiamo deciso di farlo suonare con noi. Abbiamo fatto delle jam, Steve ha imparato alcune delle nostre vecchie canzoni… e alla fine eccoci qua. Adesso abbiamo anche un disco in uscita e stiamo per partire in tour.

Rock Sound: Veniamo appunto a questo nuovo disco che si intitola “Battle For The Sun”. Perché questo titolo? Ci sono forse riferimenti all’ecologia o qualche messaggio ambientale?

Stefan: No, non vorrei dire questo, almeno non da un punto di vista prettamente “verde”. Il titolo è un’idea di Brian, lui è appassionato di fantascienza e di cose tipo Star Trek. Credo che un titolo così abbia parecchio senso in questo momento della carriera dei Placebo. Abbiamo deciso di combattere per la luce, dopo un disco molto dark come “Meds”. All’epoca i Placebo erano una band infelice, soprattutto durante il tour che ha seguito l’uscita di quel disco. D’accordo la matrice dark ci sarà sempre nella nostra musica e se ascolti il nuovo disco, non è che stiamo saltellando in un campo di fiori. Ma ogni giorno ci impegniamo a vivere una vita migliore e più ottimista.

Rock Sound: Ascoltando le nuove canzoni, ho notato che alcune parole tornano spesso nei testi, in particola modo “breathing” e “leaving”…

Stefan: Sai, cambiamo taglio di capelli o vestiti ma siamo sempre i Placebo. Alcune cose che scriviamo, invece, tornano spesso, è inevitabile. Ci sono tematiche che vengono affrontate più volte perché ci interessano particolarmente. Per tornare alla tua domanda, “lasciare” e “respirare” sono due parole che mi piacciono molto, è come “lasciare” qualcosa ma allo stesso tempo voler continuare a “respirare”…

Rock Sound: “Battle For The Sun” è stato prodotto da Dave Bottrill e mixato da Alan Moulder. Come vi siete trovati a lavorare con loro?

Stefan: Dave ha un approccio diverso rispetto i produttori con cui abbiamo lavorato in passato. Ha un modo del tutto particolare di rapportarsi con le persone, è molto abile in questo e ci ha fatto capire che tutto quello che avevamo in mente era giusto esprimerlo. Ha cercato di tirar fuori il meglio di noi stessi e credo proprio che ci sia riuscito. D’altronde, se uno vince due Grammy, non è mai per caso. Non credi? Dal punto di vista della produzione abbiamo veramente fatto un grosso passo in avanti. Questo discorso vale anche per il mixaggio. Sono da sempre un fan di Alan Moulder, fin dai suoi lavori con Smashing Pumpkins e Nine Inch Nails.

Rock Sound: Solitamente vi lasciate influenzare parecchio dai produttori che lavorano con voi?

Stefan: Diventano inevitabile per una parte del suono di un disco. O di una band. Con questo disco non abbiamo cercato di diventare più elettronici o più heavy, non avevamo un’idea precisa di suono o di concept in testa di predefinito.

Rock Sound: Una delle nuove canzoni si intitola “Ashtray Heart”, lo stesso nome scelto dalla band a inizio carriera…

Stefan: Si, ci chiamavamo così, stiamo parlando del 1994 ed è stato per un breve periodo di tempo. Ma questo titolo e la stessa canzone “Kitty Litter” risalgono a quell’anno. “Kitty Litter” è diventata tuttavia una vera canzone solo recentemente, mentre “Ashtray Heart” è un pezzo alla cui scrittura non ho partecipato, cosa abbastanza inusuale per i Placebo. Ma il tratto divertente di questa canzone è che Brian la stava scrivendo con un suo amico in un bar in Nicaragua e continuava a chiedere un posacenere, è per questo motivo che ci sono delle parole in spagnolo nel testo.

Rock Sound: Prima parlavi di una band infelice e, come sappiamo, ci furono delle grosse tensioni alla fine dello scorso tour. Poi il vostro batterista, Steve Hewitt che suonava con voi da anni, ha anche lasciato la band. Come avete superato quel momento? Avete mai pensato di mettere la parola fine alla carriera del gruppo?

Stefan: Dunque, in quel momento i Placebo erano nel buio più profondo della loro carriera. O chiudevamo i giochi o continuavamo. Io e Brian ci siamo chiesti: “Cosa stiamo facendo qui?”. Dentro di noi eravamo consapevoli di quanto tempo avevamo dedicato al gruppo per farlo arrivare dove si trova ora e sarebbe stato un vero peccato mandare tutto per aria. Allora abbiamo deciso di fare un cambio di formazione. Non vogliamo mancare di rispetto al gruppo, né ai nostri fan e la cosa migliore era proprio quella di fare un nuovo disco.

Rock Sound: Avete dato un assaggio del disco nuovo ai vostri fan, direttamente dal vostro sito Web. È forse il primo passo verso un’operazione ampia e simile a quanto fatto dai Radiohead?

Stefan: Ho un problema con quanto fatto dai Radiohead. È come un mostro a due teste. Fondamentalmente sono incavolato con loro per il fatto che possono regalare il loro disco per il semplice fatto che non hanno bisogno di soldi. Fanno tanti concerti ed è lì che guadagnano. Questo tipo di discorso va bene per una band come i Radiohead e sicuramente andrebbe bene pure per i Placebo perché la gente continuerebbe comunque a venire ai nostri concerti. Ma la stessa gente deve tuttavia capire che registrare musica ha un costo.

Rock Sound: State per ripartire in tour. Ci sono aneddoti legati alle precedenti tournèe che ci potete raccontare?

Steve: Hai visto il film “This is Spinal Tap”?

Rock Sound: No mi dispiace

Stefan: È una specie di documentario su una rock band e tutti i musicisti che hanno visto quel film si sono sentiti umiliati perché è così vicino alla realtà e a quello che hanno già vissuto con i loro rispettivi gruppi. Abbiamo fatto circa 1000 show e quindi di aneddoti ne abbiamo tanti: siamo caduti sul palco, i monitor hanno preso fuoco…

Rock Sound: Hai mai distrutto una stanza d’hotel?

Stefan: No, non l’ho mai fatto (si pensa a pensare un attimo). O forse mi è capitato (ride). La fregatura in questi casi è che il televisore di un hotel costa sempre dieci volte più caro rispetto a quanto lo pagheresti in un negozio.

Rock Sound: In passato nelle vostre interviste le domande erano sempre sul sesso, la droga o qualche altra controversia che accompagna sempre la band. Cosa ne pensate ora?

Stefan: Basta prendere l’intervista che ci stai facendo tu. Stiamo parlando di queste cose solo ora mentre in passato sarebbe stata sicuramente la prima domanda. Sono notizie vecchie e noiose. Tutti sanno della sessualità della band e del suo stile di vita… Siamo sempre stati onesti al riguardo e se siamo ancora qui oggi non credo che sia merito di una qualsiasi controversia!

Rock Sound: Avete negli anni sempre realizzato dei bellissimi videoclip, in alcuni casi molto elaborati. Porterete avanti la tradizione?

Stefan: Ne abbiamo appena realizzato uno per “For What It’s Worth”. Dobbiamo ancora vederlo, abbiamo lavorato con lo stesso regista che aveva girato i clip di “Nancy Boy” e “Special K”. Quindi qualcuno che conosciamo molto bene. Sarà Sicuramente diverso ma comunque ottimo.

Rock Sound: Cosa può volere una band che ha praticamente già tutto?

Stefan: Cosa dici? Ancora non siamo la più grande band al mondo! Quindi ecco cosa desideriamo più di qualsiasi altra cosa! (ride)

Steve: Che è poi il sogno di ogni band.

Stefan: È vero, tutti quelli che dicono che non vogliono diventare famosi stanno semplicemente mentendo.

Rock Sound: Avete qualche messaggio per i vostri fan italiani?

Stefan: Ci vediamo molto presto.

INTERVISTA PUBBLICATA SULLA RIVISTA ITALIANA “ROCK SOUND” N° 130, MAGGIO 2009

(14/05/09)

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