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VIVRE SON HISTOIRE – 1° PARTE

INTRO: STUCK BETWEEN THE DO OR DIE


(Effetto) Placebo come Falsa medicina, illusione mentale di una guarigione, sogno narcotico che nuota nell’astrazione. E in fondo, tutta la musica della band inglese composta da Brian Molko et soci vive esattamente in questa falsariga, concetti e canzoni dove nulla è bianco e nero, bensì sempre grigio, il chiaroscuro dell’essere ambiguo, borderline, tra verità e nullità, guarire e morire. Forse, (sognare di) vivere. Più che un’indagine sull’essere umano, i Placebo compongono canzoni che sono frammenti esistenziali, attimi e sensazioni di un sentirsi insicuri, fuori dal cerchio della stabilità, della stasi che chiamiamo, semplicemente: normalità. Più di 10 anni di melanconia, quella tristezza innata che rende la band inglese dei poeti maledetti con una chitarra, un basso ed una batteria. Un po’ ci ricordano il nichilismo degli Smiths, però il tutto infarcito di una sporcizia più grezza ed esplicita, da vera band post-grunge che nasce e ha il suo momento topico negl’anni 90’. Ma forse, ci conviene andare con ordine.

 


GLI INIZI: FORMAZIONE E PRIMO ALBUM

 

Il 10 Dicembre 1972, Brian Molko nasce in Belgio, ma fin dai primi anni della sua vita è costretto a cambiare più volte paese, a causa del lavoro del padre americano, un banchiere internazionale. Molko passa dalla Liberia al Libano, fino ad arrivare a Lussemburgo, dove vive gli anni della sua prima adolescenza. Iscrittosi ad una scuola americana, Brian è però diverso da tutti gl’altri: è un ragazzo introversivo, non frequenta i suoi compagni (anzi, spesso è preso in giro per il suo essere così weirdo freak), e passa la maggior parte del proprio tempo rinchiuso nella propria stanza a suonare la chitarra ascoltandosi i Sonic Youth e i Pavement, che poi saranno gruppi di innegabile influenza per il suo futuro come musicista, soprattutto col primo Album. Destino vuole che nella stessa scuola ci sia anche Stefan Olsdal (origini svedesi, classe 1974), che però all’epoca ha pochi rapporti con Molko, considerato appunto, uno sfigato.
Ma come si dice, il fato è alle porte, e i due si re-incontreranno anni dopo a Londra: Brian è lì per studiare Recitazione al Goldsmith’s College, mentre Stefan è al Musicians Institute. Dopo un velocissimo incrocio casuale in metropolitana, Brian invita Stef a sentirlo quella sera in un locale di Deptford, dove suonerà insieme al batterista Steve Hewitt, classe 1971. E’ amore a prima vista: Olsdal è catturato dalla voce di Molko, dai suoi testi, dal modo in cui si muove e suona la chitarra. E’ il 1994, e i due decidono immediatamente di formare una power trio, ma Hewitt non potrà seguire il gruppo a tempo pieno, essendo occupato con un’altra band, i Breed. Allora viene invocato alla batteria un amico di Stefan, lo svedese Robert Schultzberg: nascono così gli Ashtray Heart, nome che presto diventerà, a tutti gli effetti, Placebo.

 

Il trio passa insieme mesi e mesi rinchiusi a conoscersi e a comporre canzoni, e nel Gennaio del 1995 la band debutta al London’s Rock Garden. Segue un piccolo tour inglese come gruppo spalla di band come gli Ash, i Whale, o i Bush, fino ad arrivare alla fine dell’anno, quando attraverso l’etichetta indipendente Fierce Panda, viene alla luce il loro primo singolo Bruise Pristine, per poi essere seguito immediatamente da Come Home, con la Deceptive Record. Entrambi i singoli ottengono successo fra la stampa specializzata e nelle Indie Charts, e allora non sorprende sapere che agl’inizi del 1996, la band riesca a strappare un contratto con la Hut Recordings, una succursale della Major Virgin. Ancora prima dell’uscita del primo album, la band viene chiamata dal Duca Bianco in persona, David Bowie, per aprire alcune date del The Outside Tour, passando da un pubblico di 300 persone a quote di 10.000. Il 17 Luglio 1996, esce finalmente l’opera di debutto, Placebo, una raccolta di 10 tracce dal sapor post-punk e grezzo: i temi dominanti sono la depressione adolescenziale, il sesso, la sperimentazione di droghe. In un periodo in cui la maggior vogue è dettata dalla Brit Pop degli Oasis o dei Blur, l’arrivo in scena dei Placebo è una vera ventata di freschezza nella scena musicale inglese. Eppure, c’è agitazione e malessere nella band, e Robert Schultzberg viene cacciato a causa di divergenze caratteriali con Molko. A prendere il suo posto, l’amico di sempre, Steve Hewitt, ricreando così una nuova alchimia che durerà da lì ad anni. I Placebo sono lanciatissimi, la figura di Brian Molko, questo lady boy in make up, crea scalpore e curiosità tra le riviste musicali. Nel 1997, il singolo Nancy Boy raggiunge il quarto posto delle Charts inglesi, una cosa alquanto anomala per una canzone intitolata “Finocchio”. Ormai è ufficiale: i Placebo sono la next big thing.

 

à2° PARTE

 

 

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