
BRIAN MOLKO SU VOLUME MAGAZINE
Volume Magazine: Ciao
Brian. Ho appena sentito alla radio che oggi è la giornata internazionale del
rumore. Parlando del disco posso rinominarla giornata di Battle for the sun?
Perché questo disco suona piuttosto pesante in confronto ai precedenti…
Brian Molko: Bè, il vero Battle
for the sun day sarà l’8 di Giugno quando il disco uscirà. Ma a che
tipo di rumore ti riferisci?
V: Mah non saprei. Penso a tutto ciò
che fa rumore. Industria…
B: …bambini che piangono?
Manifestanti?
V: Sì probabilmente!
B: Forte. Stiamo per andare nello
studio per fare le prove e faremo un rumore appropriato. E proveremo a
mettere ordine nella nostra vita musicalmente. Stai sicuro che faremo più
rumore nella giornata del rumore! Farò una gara su chi riuscirà a produrre
con il suo strumento il rumore più stordente e assordante.
V: Forse Steve, il nuovo batterista?
B: Può darsi. Steve ha la tendenza
a trattare i suoi strumenti molto male. Sai quando sei in una band di
discreto successo come i Placebo ricevi un sacco di cose gratuite dalle
compagnie. Ma c’è un limite. Steve ha rotto così tanti piatti alle
prove che ha superato il limite e adesso deve pagarsi gli strumenti da solo.
E questo solo alle prove, ancora non siamo in tour! E’ così che questo
ragazzino sfascia le sue fottute batterie!!
V: Steve ha la giovane età di 22 anni,
arriva da un ambiente punk e assomiglia a un ragazzo-poster di OC. Tu e
Stefan siete sulla trentina e avete un approccio alla musica, diciamo così,
artistico. Di cosa parlate con Steve quando andate al pub?
B: Giusto, Steve è dannatamente
giovane rispetto a noi. E’ cresciuto in una piccola cittadina in
California, Modesto. Ma deve esserci qualcosa nell’acqua di Modesto,
anche i Grandaddy vengono da lì e sono una delle mie band preferite. Modesto
è fottutamente piccolo, può essere paragonato a Lussemburgo, dove io e Stefan
siamo cresciuti. Così quello che puoi fare a Modesto è far pratica tutti i
giorni di una cosa finchè non diventi davvero bravo nel farla. Steve si è
trasferito a Londra un anno fa e, naturalmente, all’inizio non stava in
piedi. Ma è diventato cosmopolita molto velocemente. E’ diventato un
vero gentiluomo inglese. Probabilmente è più inglese di me. Questo era
importante per me: Steve prova interesse per la stessa musica che io e Stef
amiamo e anche musica più difficile come gli Sigur Ros e gli Explosions in
the sky. E’ come avere il tuo fratellino minore nellla band. Puoi
dargli una spinta quando ti fa arrabbiare e abbracciarlo subito dopo. Ci
provochiamo molto l’uno con l’altro, in un modo positivo.
V: Quanto sarà lungo questo periodo di
prova?
B: Per lui spero non sia come per
Ron Wood che è negli Stones da 20 anni ma è ancora “il nuovo”.
Seriamente: Stef e io vedremo come Steve si comporterà in tour e poi
smetteremo di fargli patire le pene dell’inferno. Quello che mi piace
di lui è la sua infaticabile voglia di imparare. E’ come una spugna,
assorbe tutto. E’ un diamante, ma di quelli grezzi.
V: In senso tecnico o mentale?
B: Bè, è un discorso di
esperienza. E questo è il motivo per il quale deve dannarsi adesso. Ma è
anche la ragione per la quale l’abbiamo voluto nella band, davvero. Non
volevamo qualcuno che era pronto al successo e si presentava con una certa
immagine. Tutto ciò che lui prova adesso gli accade per la prima volta,
all’opposto che per Stef e me. Per lui è tutto come per un ragazzino,
ogni giorno gli accadono nuove meraviglie (ride). E il suo entusiasmo ci
mantiene giovani.
V: Due ore fa ho avuto il piacere di
ascoltare Battle for the sun per la prima volta. La mia prima impressione è stata
che era un disco geniale, probabilmente il vostro disco migliore da tempo. Specialmente Speak
in tongues, Bright lights e Kings of medicine sono molto belle. La fine di Kings of medicine assomiglia molto ai
Beatles, ne siete consapevoli?
B: Sì. Questo ha a che fare con la
nostra ossessione per i Beatles, che adesso finalmente emerge. Amiamo in
particolar modo il loro periodo psichedelico. Quando registravamo a Toronto
dicemmo al nostro arrangiatore di ottoni esplicitamente che volevamo un suono
che assomigliasse a All you need is love per Kings of medicine. Sono un fan
dei Beatles da quando avevo 12 anni. Ho un figlio di 3 anni e recentemente
gli ho comprato negli Stati Uniti il dvd di Yellow submarine. Sai come sono i
bambini: se piace loro qualcosa non riescono a fermarsi. Così cercavo
qualcosa che piacesse a entrambi. E ha funzionato perfettamente: fino ad
adesso abbiamo visto quel dvd due volte al giorno. Una volta non gli basta!!
Comunque, i Beatles sono il motivo per cui abbiamo usato strumenti di ottone
e archi questa volta. Volevamo sorprendere noi stessi e estendere il sound
dei Placebo. Penso sia interessante che tu abbia scelto proprio queste 3
canzoni. Mi sono rimaste in testa per un po’ proprio perché sono
lontane dal tipico sound del gruppo.
V: Penso che Kings of medicine sia
grandiosa suonata durante i live…
B: Non la suoneremo prima del tour
in autunno. Non credo che questa canzone suoni bene nei festival. Le parole
non sono adatte all’atmosfera del festival. Se le leggi capirai quello che
voglio dire. Ma posso rivelare che sarà messa alla fine della setlist in
autunno.
V: Spesso dici che non ti piace il
periodo tra la fine del disco e l’inizio dei live perché non sai come
la gente reagirà nel sentire le nuove canzoni. Ora le prime date del tour
sono soldout. Ti senti meglio?
B: Ciò che mi manda in confusione
in questo periodo è che facciamo solo un lavoro di propaganda del disco.
Passi il tuo tempo spiegando ai giornalisti quanto sia bello il tuo disco, ma
è solo il tuo punto di vista. Non c’è una conferma da parte del
pubblico che ti dia ragione.
V: Allora lascio da parte il mio ruolo
di giornalista e come fan ti dico che il lavoro che ho sentito è molto
valido. E’ un buon inizio?
B: (ride) Ohhh. Molte grazie. Felice di sentirlo. Adesso sono meno nervoso
(detto in modo molto sarcastico)
V: Sembra tu abbia molto naso nello
scegliere canzoni sulle quali fare cover. Per esempio mi piace molto Daddy
cool. Ma adesso avete fatto una cover del classico di Nik Kershaw
“Wouldn’t it be good”, puoi spiegarmelo?
B: (ride) Bè, questa canzone abita
nel mio cervello da quando ero piccolo. Nick ha avuto molte hits e in quel
periodo io stavo crescendo, ma l’unica canzone che mi piaceva era
questa. C’è una certa atmosfera di disperazione in questa canzone
nonostante il ritornello sia positivo. Sai, ho una lista di canzoni sul mio
computer che un giorno mi piacerebbe tradurre in cover. E Nik Kershaw ci
stava bene. Quando facciamo cover, andiamo allo studio e ci divertiamo.
E’ come una vacanza dal lavoro. La canzone inoltre si adatta a noi come
band. Probabilmente la scelta migliore è stata Running up that hill di Kate
Bush.
V: Mentre stiamo parlando non riesco a
ricordare un cantante con una voce così profonda e piacevole nel parlare come
te. Quando canti puoi raggiungere note molto alte, come in Black eyed. Qual è
il tuo segreto? Tu fumi…
B: Si, molto. Ma dà carattere alla
voce, pensa a Janis Joplin, Leonard Cohen di Tom Waits. Penso di aver avuto
in dono un’ampia estensione dalla nascita. La mia voce copre diverse
ottave (detto un po’ in tono arrogante)
V: Ti sembra che la tua voce si stia
indebolendo con l’età?
B: No al contrario. Migliora. Sono
come un buon vino o uno Stradivari.
V: Raccontami un momento disgustoso da
tour.
B: (Ride) Penso sia interessante
il fatto che ho bisogno di molti sanitari chimici e salviette intime. Quando
suoniamo ai festivals spesso c’è grossa difficoltà per me a trovare una
toilette decente. Quando mi sveglio mi piacerebbe avere il “mio momento
fisiologico della mattina”. Succede che mi puoi trovare a cacare in un
bosco nei dintorni invece che in questi terribili wc chimici. Quando succede,
sono un fan del ritorno alla natura!
V: E Stefan?
B: Stefan scrive con entusiasmo il
suo diario. Spesso si siede in un angolo, con calma, e scrive. Penso sia una
specie di terapia per lui.
V: Un’ultima domanda personale
per te. Ho una bella sbornia oggi. Come professionista della cosa sono sicuro
che avrai un buon consiglio per me…
B: (ride) Apri una nuova birra,
con me funziona sempre!
INTERVISTA PUBBLICATA SU
VOLUME MAGAZINE DEL 19 GIUGNO 2009
TRADUZIONE A CURA DI SPLEEN
(23/07/09)